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I documenti storici ci consegnano l'immagine di un'area forestale
che ha mantenuto la sua identità almeno da duemila anni. Il
nome stesso della località: Pigelleto deriva appunto dal nome
latino dell'abete (pigellum). Tutta l'area è stata proprietà
dell'Abbazia di S.Salvatore, per poi passare più volte sotto
il dominio degli Aldobrandeschi che, suddivisi poi in vari
rami, mantengono la proprietà fino a consegnarla alle imprese
minerarie all'inizio dell''800 e infine oggi al Comune di
Piancastagnaio. Alla fine del '300 la foresta fornisce le
travi per il duomo di Orvieto. La struttura geologica dell'area
del Pigelleto che come riserva occupa la parte più elevata
del rilievo( P.gio Pampagliano e cime ad esso connesse, v.
parte geologica e geomorfologica), proprio per la sua costituzione
fisica, ha un terreno che trattiene per molto tempo l'umidità
ed è ricca di sorgenti talvolta perenni: per questo l'area
dovette essere disboscata per larghi tratti e convertita a
prato-pascolo. I rimboschimenti a pino nero, le numerose canalizzazioni
che sono ancora oggi riconoscibili sul terreno e i ricordi
degli anziani, lo confermano. La foresta, ha caratteristiche
di tipo appenninico dovute al clima della zona: l'esposizione,
la piovosità (sup. ai 1200 mm annui),la posizione aperta verso
oriente, l'escursione termica, contribuiscono a mantenere
tali caratteristiche. Le specie vegetali più significative,
appaiono così distribuite: |

Fig.
1- distribuzione di alcune specie vegetali in una
sezione N-S
del P.gio Pampagliano( m 969 slm).
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Il
Faggio(Fagus sylvatica) occupa la parte più elevata del
rilievo che scende lungo il versante N fino a quota 800
m; lascia poi, tutto intorno al suo areale, il posto ad
una breve fascia a Carpino bianco(carpinus betulus) a
cui segue in massa il Cerro(Quercus cerris) che ospita
in qua e la gruppi isolati di Abete bianco(Abies alba).
Le posizioni più aride sono occupate da Carpino nero(Ostriya
carpinifolia) e da Orniello(Fraxinus ornus). Caratteristica
la disposizione della vegetazione nelle ampie nicchie
di distacco (v. fig. 2). Il Faggio e il Carpino bianco
scendono a quote più basse, specialmente a N, lungo alcuni
valloni particolarmente umidi. Il percorso dell'acqua
nelle lunghe strisce di terreno in frana, particolarmente
abbondanti su tutti i lati del rilievo, è segnato dalla
presenza del Pioppo tremulo(Populus tremula), da Salici(Salix
caprea), dalla Carice maggiore (Carex pendula).
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Fig.
2-Disposizione della vegetazione in una nicchia di frana
nell'area
del faggio: le zone più umide sono occupate dal sambuco
e da
qualche carpino bianco.
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Ospiti
importanti della foresta sono gli aceri: Acero montano che
accompagna il Faggio, l'Acero opalo e l'Acero campestre nelle
zone più termofile con il Cerro. Qua e la è presente qualche
giovane esemplare di tasso(Taxus baccata)che forse indica
un recupero da parte della specie, decimata in passato, di
Rovere( Quercus robur), di Castagno(Castanea europea), di
Tiglio(Tilia chordata e platyphyllos). Abbondanti, specialmente
nelle parti meno elevate i sorbi( Sorbus domestica e torminalis).
Tra le specie cespugliose si annoverano: i ginepri(Juniperus
europeus), lo scopino(Erica arborea), il pruno(Prunus spinosa),
la scopa(Sarothamnus scoparius), la ginestra(Spartium iunceum).
Sono presenti molte specie di felci Tra le erbacee è significativa
la presenza dell'erba trinità Hepatica trifolia, dell'aglio
orsino(Allium ursinum), della Belladonna(Atropa belladonna),
del Bucaneve(Galanthus nivalis) e altre ancora che fanno della
foresta del Pigelleto un raro ed importante esempio di ambiente
forestale.
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